
"Dottore, la scuola mi ha detto che senza la certificazione clinica non possono attivare il PDP. Dobbiamo aspettare i tempi della ASL, ma intanto mio figlio sta restando indietro."
Sento spesso questa frase durante i miei colloqui. C’è una convinzione diffusa, purtroppo anche tra molti addetti ai lavori, che il Piano Didattico Personalizzato (PDP) sia una sorta di "premio" che scatta solo dopo la consegna di una diagnosi formale.
Ma le cose non stanno così. Facciamo chiarezza su un punto fondamentale: il PDP non richiede per forza una diagnosi.
Cosa dice la legge: la Direttiva e la Circolare
La normativa italiana è molto chiara a riguardo, anche se spesso viene ignorata. La Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 e la successiva Circolare Ministeriale n. 8/2013 stabiliscono un principio cardine:
Il Consiglio di Classe ha la facoltà e l'autonomia di attivare un percorso personalizzato e un relativo PDP anche in assenza di una certificazione clinica, sulla base di considerazioni didattiche e pedagogiche.
In parole semplici: se gli insegnanti si accorgono che uno studente presenta difficoltà significative (di apprendimento, linguistiche, socio-economiche o emotive), hanno il potere e il dovere di intervenire, indipendentemente dal fatto che ci sia o meno una "etichetta" clinica.
Il PDP è uno strumento didattico, non un privilegio clinico
Dobbiamo smettere di pensare al PDP come a un documento medico. Il PDP è uno strumento di lavoro della scuola. Serve a definire come l'istituto intende supportare lo studente nel suo percorso di apprendimento quotidiano.
Aspettare una diagnosi formale — che spesso richiede mesi, se non anni, a causa delle liste d'attesa — significa perdere tempo prezioso. Per un ragazzo che vive ogni giorno la frustrazione di non riuscire a stare al passo, sei mesi di attesa sono un'eternità che può minare profondamente l'autostima e il rapporto con lo studio.
La responsabilità della scuola: intervenire prima
La scuola ha la possibilità e, lasciatemi dire, la responsabilità etica di intervenire prima. Non serve un medico per accorgersi che un bambino fa fatica a leggere, a concentrarsi o a organizzare lo studio.
L’obiettivo non deve essere la burocrazia o la "copertura legale" del docente, ma il benessere dello studente. Il PDP è il mezzo, non il fine.
In sintesi:
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Non serve la diagnosi: Il Consiglio di Classe può decidere in autonomia in base alle osservazioni pedagogiche.
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Niente attese inutili: Si può (e si deve) agire subito se il ragazzo è in difficoltà.
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Al centro c’è lo studente: La priorità è abbattere le barriere all'apprendimento, non aspettare un timbro.
Se sei un genitore e ti trovi in questa situazione, o se sei un docente che vuole approfondire come gestire queste fasi di transizione, ricorda che la normativa è dalla parte del diritto all'apprendimento.
Hai bisogno di supporto per interfacciare la valutazione clinica con il percorso scolastico? Puoi scrivermi o fissare un appuntamento nel mio studio. Lavoreremo insieme per garantire che il percorso scolastico sia davvero a misura delle potenzialità di tuo figlio.

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